Èsodo 3,1-8a.13-15; Salmo 102 (103); 1Corìnzi 10,1-6.10-12; Luca 13,1-9
«Io – Sono e ti mando»: sii te stesso.
1. «Mosè, Mosè!»: ti chiamo per nome, so chi sei.
La risposta di Mosè: «Eccomi!». Non rimanda a domani, non dubita: sceglie.
Mosè osa, forse, anche troppo: «Non avvicinarti oltre!». Non presumere delle tue capacità. Cerca e riconosci ‘chi sei’. Non tentare di giungere ad altezze a te impossibili come il primo uomo, Adamo. Vita di cielo non può esser rubata. Sta a te stringere la mano di Gesù Cristo che è venuto per innalzarti: «Io sono il Dio tuo padre. Non aver paura di guardare verso Dio». Accetta la tua semplicità e portala alla gloria. Sii fedele a te stesso.So: «Conosco le sue sofferenze; ho udito il tuo grido; osservo la miseria del mio popolo e scendo per liberarlo».
Ho timore, Signore, che ti aspetti troppo da me. Chi sono io, quanto gli altri apprezzano la mia parola? Se «io vado dai miei vicini e dico loro: «Dio mi ha mandato a voi», pensi tu che essi mi ascoltino? Manca ogni fiducia nel fratello che è vicino. Loro crederanno proprio a me?
2. «Io – Sono Colui che Sono! Io – Sarò Colui che Sarò mi manda a voi». Io – Sarò in te e Sarò con te ovunque andrai. La parola che tu porterai avrà la mia autorevolezza. Non sarà parola di ciarlatani. Sono il Dio della liberazione dagli altri dei che ti sei costruito, che ti circondano. Il modo di esistere è un altro: scegli l’unico Dio vero
Signore, mio Dio, non mi ascolteranno. Diranno: “In nome di chi tu vieni? «E io che cosa risponderò loro?».
‘Se tu diffidi di te, diffidi anche di me’. Vi dico: «Non mormorate». Vedono tutti: i soldi in banca, gli investimenti, le città sono «sterminate», sono ridotte un «deserto». Tutto in meno di un attimo viene distrutto dalla furia dell’uomo. A questi infedeli, presuntuosi, senza Dio, dico: «Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere».
Non vai tu. Non è tua la missione. La missione è mia. Non è un normale evento storico. Non è valore umano. È vero: «tutti mangiano lo stesso cibo, bevono la stessa bevanda spirituale, ma la maggior parte di loro non è gradita a Dio». Guardano e cercano ciò che appare, visioni, fantasie, ciò che fa spettacolo. Ti domandi: ‘Come crederanno a me che annuncio Verità? Signore, come faccio io a dire: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»?
3. Non c’è bisogno che tu minacci. Siete affascinati da chi vi ha persuaso che l’albero della fede sia secco, da bruciare per un falò. Sei duro di mente e di cuore? Io non sono un dio che abbandona e distrugge.
Non è da proclamare lotta, ma inclusione e capacità di dialogo per camminare insieme verso la meta della comprensione. Non sentenziare la morte del fratello che erra: suscita gemme, crescilo. Metterà rami, fiori, semi. Porterà buoni frutti. Nessuno taglierà le radici. Se poterai rami, più forte rinascerà. «Lascia ancora crescere l’albero dell’annuncio, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime».
4. Dio ‘si attua’ nelle nostre azioni: l’Infinito non ha limite di comprensione, non sarà mai esaurito. La tua ‘lettura di Dio’ non sia esclusiva né esclusa: in ognuno qualcosa di buono è presente; ognuno può essere portatore di acqua. Se adempiremo la missione, «lo vedremo faccia e faccia»: nella esistenza, nella storia, faremo crescere la capacità di immedesimarsi in Dio.
Lui è in me che agisco nel suo «Nome», mi accompagna e mi chiama. E l’albero vivrà ‘per riconoscere nelle vicende della storia l’invito alla conversione, per aderire sempre più saldamente a Cristo, roccia della nostra salvezza».
Se non «porterà frutti per l’avvenire, lo taglierai».
(didon)